Panic room 7

Panic room 7

Quelli che non capiscono

E’ ormai spaventoso il numero dei morti nel mondo per coronavirus. E non è finita. Eppure ci sono ancora quelli (idioti, prima o poi bisognerà pur cominciare a chiamarli con il loro vero nome), che vanno in giro a dire che «andrà tutto bene». Ci sono anche quelli che dicono che non c’è da preoccuparsi perché i morti erano di più l’anno scorso che non c’era il coronavirus. Quelli che vanno a spasso senza preoccuparsi di portare a spasso anche il virus. Quelli che stanno chiusi in casa ormai da un mese rischiando l’esaurimento nervoso, senza sapere se serve davvero. Quelli che non hanno capito se le mascherine sono utili o no. Quelli che non sanno a chi devono andare i soldi degli aiuti stanziati per l’emergenza. Quelli che «ne usciremo migliori».

La maschera di Zorro, nella locandina del film "Il figlio…
La maschera di Zorro, nella locandina del film "Il figlio…

Sei lunedì fa, quando scrivevo la prima “Panic room”, i morti per coronavirus in Italia erano 7. Cinque lunedì fa, erano saliti a 41. Quattro lunedì fa, a 463. Tre lunedì fa, a 2.158. Due lunedì fa, a 5.476. Lunedì scorso, a 11.591. Oggi, lunedì 6 aprile 2020, sono diventati 16.523. Nel mondo i morti sono più di 65mila. E ci sono ancora quelli (idioti, bisognerà chiamarli con il loro nome, prima o poi), che vanno in giro a dire che “andrà tutto bene”.

Ci sono anche quelli che dicono che non c’è da preoccuparsi perché i morti erano di più l’anno scorso che non c’era il coronavirus.

Ci sono quelli che vanno beatamente a spasso senza preoccuparsi di portarsi a spasso anche il virus.

Ci sono quelli che stanno chiusi in casa da un mese senza avere ancora capito se serve davvero.

Ci sono quelli che non hanno capito se le mascherine servono o no. All’inizio ci avevano detto che servivano solo a medici e infermieri che stavano a contatto con i malati. Poi che ai sani non servivano ma solo ai malati per non diffondere il contagio. Adesso ci dicono che le dobbiamo mettere tutti. E per forza. In Lombardia (e altre regioni seguiranno), hanno decretato l’obbligo di mascherina per le strade. (I guanti, no?). Per alcuni, invece, le mascherine servono solo nei luoghi chiusi. Il capo della protezione civile, per esempio (mica uno qualsiasi), dice che non servono all’aperto, che basta mantenere la distanza (un metro, sarà sufficiente?), e che lui non la metterà, la mascherina. Ma se dovesse andare in Lombardia, lo faranno entrare? Che tipo di mascherina, poi? Il governatore lombardo dice che vanno bene anche sciarpe (non specifica se di lana o di seta), e foulard (non specifica se servono griffati). Non chiarisce se vanno bene anche mascherine di carnevale (tipo Zorro e medico della peste), fazzoletti, bende, domopak e altri tipi di bavagli. Ora c’è anche qualcuno che dice che le dovremo indossare anche in casa (probabilmente per metterci al riparo dagli sputacchi del nonno), e chissà per quanti mesi, forse anche per un anno. Non è chiaro se bisognerà indossarle anche quando andiamo al bagno, quando dormiamo, e come faremo quando dobbiamo mangiare.

Ci sono quelli che non hanno capito a chi vanno i soldi (pochi, ma meglio che niente), che lo Stato ha messo a disposizione per chi si trova in difficoltà economiche. A Milano abbiamo visto dei volontari che portavano la spesa gratis a pensionati e studenti fuori sede. Bel gesto. Generoso ma sbagliato. I pensionati non hanno perso un euro per colpa del coronavirus. Sopravvivevano prima, magari male con le loro pensioni spesso modeste quando non anche misere, sopravviveranno anche adesso. Idem per gli studenti. Prima del coronavirus venivano mantenuti fuori sede dalle loro famiglie, sarà così anche adesso, e anche dopo. Chiariamo: i soldi devono andare esclusivamente a chi ha perso il lavoro a causa del coronavirus e per vari motivi non può godere della cassa integrazione. Punto. Tutti gli altri sono esclusi. Quindi parliamo principalmente di dipendenti precari di aziende che hanno chiuso, e di negozi, bar, ristoranti, alberghi, costretti a tirare giù le serrande. Sempre che non abbiano altri redditi, sia chiaro, proprietà, e cospicui conti in banca (la verifica nel merito spetta ai Comuni). I soldi dunque non vanno, non devono andare, a chi un lavoro e uno stipendio lo ha mantenuto, a chi ha una pensione, un reddito di cittadinanza, altre forme di reddito, qualche forma di sussidio. Senza dimenticare che per chi ha perso il lavoro, il lavoro –volendo- c’è. Servono duecentomila operai agricoli –e subito- nelle campagne italiane per continuare a coltivare la terra per darci da mangiare. Erano i posti lasciati liberi dai luridi immigrati che sfruttavamo in nero e che tanto disprezzavamo. Ora siamo costretti –come Paese, intendo- a chiedere quasi in ginocchio a uno Stato straniero che non ci sta nemmeno tanto simpatico (la Romania), di prestarci –a pagamento, è chiaro- le quattrocentomila braccia di cui abbiamo così tanto e urgente bisogno.

Ci sono quelli che dicono, infine, che “ne usciremo migliori”. Ma perché mai? Credo che ne usciremo soltanto più incazzati. Molti, più poveri. E parecchi, più tristi per aver perso un familiare, un amico. I sedicimila morti di oggi (e quelli che si aggiungeranno domani), non volevano uscirne migliori. Volevano soltanto uscirne vivi.