Le interviste impossibili

Le interviste impossibili

Grock: «Il circo è un sogno e i sogni non muoiono mai»

Sabato 17 aprile si celebra la giornata mondiale del circo. Una ricorrenza mesta, con tutti i circhi chiusi, nessuna data certa per la riapertura, e prospettive incertissime per quello che è stato il più grande spettacolo del mondo. La parola al grande Grock, il clown più celebre del Novecento. L’intervista è immaginaria, ma le parole sono le sue. Vengono direttamente dalla sua autobiografia.

Grock (fonte: pinterest.com).
Grock (fonte: pinterest.com).

COSMOPOLI – «Il circo è un sogno e i sogni non muoiono mai». Giunge un po’ ovattata, come distante, da un posto che non intende precisare, la voce chioccia, inconfondibile, di Charles Adrien Wettach in arte Grock (Reconvilier (Svizzera), 1880; Imperia, 1959), il più grande clown del mondo del ventesimo secolo. Parla bene l’italiano, ha sposato una cantante piemontese di varietà, Ines Ospiri, e ha vissuto parecchi anni in una bizzarra villa tappezzata di simboli esoterici sulle colline di Oneglia, nella riviera ligure.

Abbiamo pensato a lui in occasione della giornata mondiale del circo voluta dalla Principessa Stéphanie di Monaco che guida il più grande festival di circo del mondo, e che si celebra sabato 17 aprile con molte iniziative anche in Italia, tra cui il raduno online dei soci del Cadec, il club degli amici del circo presieduto da Francesco Mocellin. Una ricorrenza mesta, con tutti i circhi chiusi, nessuna data certa per la riapertura, e prospettive incertissime per quello che è stato a lungo il più grande (e il più bello) spettacolo del mondo. Ma con una speranza: che avendo resistito a tutto nella sua lunga storia, dall’avvento del teatro a quello del cinema, dall’arrivo della televisione a quello di internet, il circo saprà sopravvivere, in un modo o nell’altro, anche alla pandemia.

Non lo crede anche lei, Signor Grock? Cosa pensa che si possa fare?

Sans blague! Basterà il mio sguardo. Un sorriso ben recitato può sostituire una lunga frase. Basta un unico movimento per scatenare l’entusiasmo. Quante volte ho suscitato un effetto inatteso, uno scoppio di risa, con una semplice espressione del volto. Ecco, questi sono i risultati raggiunti in mezzo secolo di osservazioni e di ostinazione. Bisogna sempre perfezionare quanto c’è di già perfetto. Fino a quando apparirò in scena, i miei ammiratori dovranno avere la convinzione che io non sia mai stato migliore di quella sera. E così per ogni sera. Il giorno in cui sentirò arrivare il declino, mi fermerò. Però quel giorno non è ancora arrivato.

È il fascino eterno degli artisti.

Sulla scena, come in pista, quello che abbaglia è il lato brillante, romantico dell’artista: la sua grazia, l’allegria che trasmette. Per l’artista, lo spazio e gli anni che fuggono non contano. Lui non ha età. Al contrario degli altri uomini, apparentemente ha domato i fantasmi. Ho visto sessantenni lanciarsi nel salto della morte con la stessa energia di un ventenne, tanto erano dominati – anzi, galvanizzati – dalla tensione che si appropria dell’essere, e si rinnova, e sempre ritorna al momento di entrare in scena. Per chi è nato artista niente è impossibile. L’educazione della volontà, sulla quale si è concentrato sin dalla giovinezza, gli dona le ali anche quando raggiunge l’età di un patriarca. La concezione che noi artisti ci siamo formati della vita è semplicissima: in tutto, sopra tutto, domina la volontà. La volontà fa la nostra felicità, e il nostro tormento.

Come ha scoperto il circo?

Un giorno, rientrando da scuola, rimasi sorpreso nel vedere che davanti a noi si era fermato un veicolo dall’aspetto completamente sconosciuto: una roulotte. Era la prima volta che mi trovavo davanti una casa montata su ruote. Sui fianchi c’era scritto, a caratteri cubitali, Cirque Wetzel. La mia curiosità si scatenò a mille. La domenica ottenni il permesso di andare al circo con mia sorella Jeanne. Non stavo più nella pelle, tanto ero agitato.

E se lo ricorda ancora lo spettacolo?

Ricordo che era un piccolo tendone in tela consunta, venticinque metri di diametro circa. Di fronte all’entrata si trovavano una pedana e alcuni grandi pannelli con le immagini dei numeri che gli artisti avrebbero eseguito all’interno. La parete di tela passava sopra un buco profondo cinquanta centimetri. Mi ci avvicinai e, mostrandolo a Jeanne, le dissi di saltarci dentro. Lo spettacolo era già iniziato. I due cavalli che avevano tirato la roulotte stavano eseguendo il loro numero. Venne il turno della signorina Louise. Si esibiva sul cavo teso di ferro. Non avete idea di come mi si spalancarono gli occhi. Non riuscivo a credere che fosse possibile camminare su un filo! Di seguito uscì il ragazzo magro, il maggiore dei figli di Wetzel, con una capra ammaestrata. Infine venne il turno di Charles. Si presentò con una bella maglia rosa, una borsa e un collarino bianco ornato di paillettes. Che portamento! Com’era attraente! Dopodiché, finalmente, arrivò Franz. Presentò il suo numero indossando un costume da clown lavorato a maglia. Io urlavo così forte per l’entusiasmo che tutti si voltarono a guardarmi…

Amore a prima vista per il circo.

Da quel giorno non ebbi più tregua. Non facevo altro che pensare a quello spettacolo. A scuola il maestro se ne accorse e venne a lamentarsi con papà. «Dopo aver visto il circo, non combina più nulla di buono», disse di me. «Passa tutta la giornata in equilibrio sulle mani, o fa il pagliaccio; poi si esibisce negli esercizi d’abilità con le palline per divertire i ragazzini». Io non avevo più sentito parlare del circo Wetzel, ma il virus che avevo contratto mi aveva consentito di compiere progressi straordinari. Non sognavo che una cosa: diventare artista. Sentivo che niente mi avrebbe tolto quell’ossessione dalla testa.

Molte grazie, Monsieur Grock. Che il circo viva.

(Nota: l’intervista immaginaria è stata realizzata utilizzando frammenti testuali dell’autobiografia di Grock Sans blague! Ma carrière de clown (Flammarion, 1948), tradotta in italiano da Massimo Locuratolo (Grock, la mia carriera di clown, Mursia 2006).

 

LA PAGELLA

Charles Adrien Wettach in arte Grock. Voto: 9

Ines Ospiri. Voto: 7

Circo (inteso come spettacolo). Voto: 8

Giornata mondiale del circo. Voto: 8

Cadec, Club Amici del Circo. Voto: 8

Principessa Stéphanie di Monaco. Voto: 9

Festival Internazionale del Circo di Montecarlo. Voto: 8,5