Le gambe di Garrincha

Le gambe di Garrincha

Non ci posso credere

Un’inattesa rivelazione giornalistica, arrivata quasi quarant’anni dopo la sua scomparsa, ci racconta che Garrincha, il grande calciatore brasiliano due volte campione del mondo, considerato secondo solo a Pelè, non aveva soltanto una gamba più corta dell’altra (la destra, sei centimetri in meno, entrambe comunque moltissimo storte: vare), che era il trucco dei suoi dribbling inarrestabili, ma nascondeva anche un altro, inconfessabile segreto. I precedenti storici di personaggi leggendari come Francesco Frank Lentini e Myrtle Corbin.

Garrincha con la maglia del Botafogo alla fine degli anni Cinquanta (fonte: profutbolista.com).
Garrincha con la maglia del Botafogo alla fine degli anni Cinquanta (fonte: profutbolista.com).

COSMOPOLI – Francesco Frank Lentini aveva tre gambe. E giocava a calcio (bene) con tutte e tre. Non è uno scherzo. Lo racconta lui stesso: «Molti si sorprendono vedendomi giocare a pallone e persino colpire la palla con questo benedetto arto in più con forza e precisione. Ho esibito le mie abilità davanti al pubblico, e questo è il mio modus vivendi. La mia terza gamba mi ha trasformato in una celebrità. La gente fa la fila per vedermi e acclama la mia esibizione».

Francesco Frank Lentini (1890-1964) nato a Rosolini in Sicilia ma emigrato con i genitori in Nord America sin da bambino, dove si esibì fino al 1952 mettendo in mostra la caratteristica che lo aveva reso unico al mondo, una terza gamba quasi perfettamente formata, era un freak. Uno scherzo della natura, un fenomeno da baraccone, di quelli (veri e presunti) che venivano esibiti per quattro soldi alla curiosità morbosa del popolino nelle sagre di paese. Nani e giganti, storpi e deformi, donne barbute e uomini scimmia. Cose così. Uno spettacolino dell’orrore (Circus Side Show si chiamavano), che ebbe molta fortuna nell’Ottocento, inventato da quel geniaccio di Phineas Taylor Barnum (1810-1891), il primo grande impresario della storia, che poi avrebbe dato il suo nome al famoso circo omonimo, e che aveva esordito presentando una povera donna afroamericana (Joyce Heth, si chiamava), come la balia del presidente George Washington, raccontando che aveva la bellezza di 161 anni. «Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? – amava dire Barnum – quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue».

Infatti, la maggior parte dei fenomeni mostrati al pubblico erano fasulli. Frank Lentini invece no. Lui aveva davvero tre gambe, la terza più corta di dodici centimetri rispetto alle altre due, molti medici lo confermarono. E così la sua collega Myrtle Corbin (1868-1928), che di gambe ne aveva davvero quattro, si sposò con un medico, ed ebbe quattro figli (con un numero di gambe, a quanto pare, normale).

Lentini, chiamato anche Three-Legged Man, e nel suo paese natale ‘U Maravigghiusu Frank Tregambe, che ha vissuto felicemente fino a settantaquattro anni e ha avuto quattro figli, spiegava così la sua anomalia: «Alcuni medici mi spiegarono che mia madre aspettava due gemelli, ma che in un qualche momento della gravidanza, mio fratello aveva smesso di crescere e io avevo incorporato una parte del suo corpo, una gamba». Aggiungeva che «la natura è stata molto generosa con me, perché oltre alle mie tre gambe mi ha dotato di due membri virili, che hanno fatto la felicità delle mie donne». A questo ci permettiamo di crediamo molto meno (cfr. comunque Il casso a tre cassi in Le tavole sinottiche del casso, I Antichi Editori Venezia). Del resto, anche della Corbin si diceva che avesse due apparati genitali, e a quanto pare entrambi funzionanti, se, come diceva il suo agente, «tre dei suoi figli erano nati da un orifizio e il quarto da un altro» (cfr. Le Tavole Sinottiche de la Mona, I Antichi Editori Venezia).

Questi casi, pure stravaganti, erano comunque discretamente conosciuti dagli storici dello spettacolo popolare. Quello che invece nessuno ancora sapeva, nemmeno gli storici del calcio, era che anche uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, il brasiliano Manoel Francisco dos Santos (1933-1983), meglio noto come Mané Garrrincha, ala destra del Brasile due volte campione del mondo nel 1958 e nel 1962, considerato secondo solo a Pelé (secondo molti solo perché la sua carriera s’interruppe troppo presto a causa di un infortunio), nascondesse anch’egli un simile segreto. Lo racconta da par suo, nella sua rubrica Non ci posso credere (appunto) su Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport, la penna incredula di Sebastiano Vernazza.

La storia narra di quando Garrincha nel 1970, a trentasei anni e a carriera finita, sbarcò in Italia in compagnia della celebre cantante brasiliana Elza Soares (ancora in vita e in attività, anche se un filo incellofanata, alla bellezza di novant’anni), per la quale aveva lasciato moglie e figli. Lei era in fuga dalla dittatura in Brasile, e aveva ottenuto degli ingaggi in Italia, tra cui una scrittura al Teatro Sistina di Roma. La coppia prende alloggio in un residence di Torvaianica. Garrincha, che aveva già «una consolidata confidenza con la bottiglia», scrive l’ottimo Vernazza, si ingegna per guadagnare qualcosa, anche perché si annoia. Fa pubblicità per un caffè e si allena con la Lazio. Ma non può giocare, è straniero, le frontiere del calcio italiano sono chiuse. Un ingaggio però lo trova lo stesso, nel Sacrofano (paese di poche migliaia di abitanti a nord di Roma), che gioca in prima categoria dilettanti (oggi milita in terza). Ma nemmeno in quel campionato può scendere in campo. Fa niente. L’imprenditore padrone della squadra, che paga Garrincha con vini, prosciutti e formaggi, organizza amichevoli e tornei per farlo giocare, e la gente affolla i campetti, lui regala ancora qualche scampolo della sua classe.

C’è una foto, sul giornale, che lo ritrae con quella squadra, su un campo senza tribune, senza un filo d’erba, e solo con 6 giocatori. Anche questo un bel mistero. Si sapeva di calcio a 5 (futebol de salao, o calcetto), di calcio a 7 nei tornei estivi detti anche canicolari. Di calcio a 6 giocatori, mai sentito. C’è una piccola traccia solo in alcuni tornei Uisp della Liguria (Campo della Corderia a Sestri Ponente, 45 metri di lunghezza, 25 di larghezza), e in alcuni giochi di calcio balilla. Si può solo supporre pertanto che i giocatori fossero sei (tra cui, appunto, Garrincha), perché si giocava a cinque e uno era di riserva, o perché si giocava in sette e ne mancava uno, o perché si giocava in undici e ne mancavano addirittura cinque.

Garrincha comunque tornerà in Brasile un paio di anni dopo, e morirà giovane, a cinquant’anni non ancora compiuti. Di lui si sapeva che aveva una gamba, la destra, più corta di sei centimetri. Ed era questo il segreto, si diceva, dei suoi dribbling ubriacanti. Perché gli procurava un’andatura caracollante che rendeva molto difficile, quasi impossibile, marcarlo. Quello che non si sapeva ce lo svela su Sportweek l’impareggiabile Vernazza: «Il ritorno di Maicon al Sona, squadra veneta di serie D, ci ha fatto ritornare in mente la parentesi italiana di Mané Garrincha, l’ala destra con una gamba più corta delle altre». Oddio. Delle altre?

Ma quante gambe aveva Garrincha? Tre come Francesco Frank Lentini? Quattro come Myrtle Corbin? O di più? E quante erano quelle lunghe e quante quelle corte? E dove le nascondeva? L’inarrivabile Vernazza non ce lo spiega. Né ce lo fa intuire. Vuole lasciare, probabilmente, il mistero. O forse non lo sa neanche lui. Possiamo solo fare delle supposizioni a questo punto. Trattandosi di un giocatore di calcio possiamo legittimamente pensare che ne avesse cinque, numero perfetto per il futebol de salao, che non a caso è nato in Brasile. Oppure sette, l’ideale per giocare d’estate, sulla spiaggia di Copacabana, nei tornei canicolari. Ma più probabilmente undici, data la sua carriera ad alto livello in campionati professionistici con appunto undici giocatori: tre gambe schierate in attacco, tre a centrocampo, quattro in difesa e una in porta. Perfetto. Lui sì davvero un fenomeno.

LA PAGELLA
Garrincha. Voto: 8,5
Pelé. Voto: 9
Elza Soares. Voto: 7
Sacrofano. Voto: 6,5
Francesco “Frank” Lentini. Voto: 8
Myrtle Corbin. Voto: 8
Phineas Barnum. Voto: 6,5
Sportweek. Voto: 6-
Sebastiano Vernazza. Voto: Cartellino Rosso (rileggere gli articoli prima di darli alle stampe).
Pier Bergonzi (direttore di Sportweek). Voto: Cartellino Giallo (per omesso controllo).

BIBLIOGRAFIA
A.W. Stencell, “Ballyhoo”, Ecw Press, 2010
Stéphane Pajot, “De la femme à barbe à l’homme-canon”, Editions d’Orbestier, 2003
Francois Caradec e Jean Nohain, « La femme à Barbe », L’Echappée, 2017
Omar Lopez Mato, « Storia dei Freak », Odoya, 2003
Marcello Fini, “Fenomeni da baraccone”, Italica Edizioni, 2013
Luca Colferai e Roberto Bianchin, “Le Tavole Sinottiche del Casso”, I Antichi Editori, 2006
Roberto Bianchin e Luca Colferai, “Le Tavole Sinottiche de la Mona”, I Antichi Editori, 2006