Panic room 6

Panic room 6

Il contagio della stupidità

Molte persone, in Italia come in America, avevano pensato (sperato) che il problema del coronavirus riguardasse soltanto i cinesi, per via della loro scarsa propensione all’igiene e delle loro discutibili abitudini alimentari. Abbiamo dovuto prendere atto che non è così. Il morbo non mostra preferenze né conosce confini. Si aggira ormai dappertutto, colpendo più alcuni Paesi e altri meno, per motivi ancora misteriosi ma forse soltanto casuali. In Italia alcuni «buontemponi» ritengono che la regione più colpita, la Lombardia, abbia qualche colpa da espiare (anche sul piano sanitario) per chissà quali peccati o stili di vita degenerati. Non oso pensare cosa accadrebbe al Sud se il virus dovesse diffondersi anche lì con la stessa intensità.

Un medico al lavoro (fonte: lafune.eu).
Un medico al lavoro (fonte: lafune.eu).

Cinque settimane fa, mentre scrivevo la prima “Panic room”, e c’era chi sosteneva che era “poco più di un’influenza”, i morti per coronavirus in Italia erano 7. Quattro settimane fa, erano diventati 41. Tre settimane fa, 463. Due settimane fa, 2.158. Una settimana fa, 5.476. Oggi, lunedì 30 marzo 2020, sono 11.591. E non è ancora finita.

Potrei non aggiungere altro. Fermarmi qui. Mai come in questa situazione le cifre sono eloquenti. Solo due preghiere. La prima: restiamo in casa. La seconda: smettiamola di scrivere che andrà tutto bene. Perché non possiamo più dirlo agli oltre undicimila morti. A loro non è andata affatto bene.

Nel mondo i morti sono più di trentamila. Gli americani –gli Usa sono il Paese con il maggior numero di contagi- prevedono che “nessuna città riuscirà a sfuggire al contagio” (parole di Deborah Birx, che guida il gruppo di scienziati che si occupano del virus), e che “i morti saranno tanti, tra i cento e i duecento mila” (parole di Anthony Fauci, virologo della Casa Bianca). Il picco dei decessi, secondo loro, arriverà tra due settimane.

Spero che si sbaglino. Come del resto si era sbagliato Trumpone quando se l’era presa con i cinesi pensando che il problema riguardasse soltanto quel Paese. Anche molti fra di noi avevano pensato (e sperato) che fosse così. Abbiamo dovuto capire (siamo stati costretti a capire), che il morbo in realtà non ha preferenze, non conosce confini e ormai gira dappertutto, colpendo più alcuni Paesi e altri meno, per motivi ancora misteriosi, ma forse soltanto casuali.

Così come appare casuale che i Paesi maggiormente contagiati siano (nell’ordine) gli Stati Uniti, l’Italia, la Cina, la Spagna, la Germania, la Francia, l’Iran, il Regno Unito, la Svizzera, i Paesi Bassi. Avrebbero potuto essere, altrettanto casualmente si presume, la Slovacchia, la Bulgaria, l’Olanda, il Cile, il Messico, il Nicaragua, l’Algeria, il Congo, il Ruanda e la Patagonia. E non è detto (anche se mi auguro per loro di no), che non avvenga.

Questo per dire, al di là delle scemenze dei soliti idioti che infestano i social, che non credo che Usa, Italia, Cina, Spagna, eccetera, abbiano delle colpe (o quantomeno più colpe di Bulgaria, Ruanda, Patagonia, eccetera), per essere stati così pesantemente colpiti dal virus.

Discorso uguale per l’Italia, dove alcuni buontemponi (buontemponi si fa per dire, sarebbe più opportuno chiamarli con il loro nome, idioti), continuano a ritenere che la regione italiana più colpita dal morbo, vale a dire la Lombardia, abbia qualche colpa da espiare (anche sul fronte sanitario), per chissà quali peccati o stili di vita degenerati, e conseguentemente debba anche “darsi una regolata” una volta cessata l’epidemia.

Ora, a parte il fatto che che avere il maggior numero di contagi non significa automaticamente avere il maggior numero di responsabilità (né in Italia né nel mondo), e a parte il fatto che sono state pesantemente colpite anche altre regioni italiane diverse dalla Lombardia, come l’Emilia-Romagna, come il Veneto (non è che quelle colpite di meno siano state più brave, è solo un caso), c’è solo da augurarsi che il virus non si diffonda nel Sud dell’Italia nelle stesse proporzioni in cui si è diffuso al Nord. Perché non oso immaginare cosa accadrebbe negli ospedali del Sud.

Se vi sono molti guariti (e il loro numero fortunatamente continua ad aumentare, questa è una delle poche notizie positive), è sicuramente merito di una sanità, specialmente pubblica, che al Nord funziona. Senza contare –ma non è secondario- che negli ospedali di Milano non abbiamo visto malati abbandonati a terra nei corridoi come negli ospedali di Madrid. Sia detto senza offesa, è un dato di fatto.

Restate a casa. E dite meno scemenze.