Panic room 5

Panic room 5

Nessuna resa mai

Smettetela di dire che andrà tutto bene. Per favore. Non andrà tutto bene. Non potrà più andare tutto bene. E’ andato tutto male. E’ già andato tutto male, e non si potrà tornare indietro. Possiamo solo aspettarci che vada anche peggio. Abbiamo contato migliaia di morti e milioni di danni. E ne continueremo a contare ancora. Non si può più dire che andrà tutto bene. Quella che era una speranza bella, un grido di ottimismo, di voglia di vita, aveva un senso quando non c’erano ancora delle vittime. Adesso non ha più alcun senso. Anzi. Davanti a quel corteo di bare che sfila silenzioso per le strade, diventa persino irritante. Offensivo e irrispettoso per tutti quelli che non ci sono più a causa del coronavirus.

I camion militari a Bergamo con le bare dei morti per…
I camion militari a Bergamo con le bare dei morti per…

Smettetela di dire e di scrivere che andrà tutto bene. Per favore. Non andrà tutto bene. Non potrà più andare tutto bene. E’ andato tutto male. E’ andato già tutto male, e non si potrà tornare indietro. Possiamo solo aspettarci che vada anche peggio. Abbiamo contato migliaia di morti e milioni di danni. E ne continueremo a contare ancora. Non si può più dire che andrà tutto bene.

Quella che era una speranza bella, un grido di ottimismo, di voglia di vita, aveva un senso quando non c’erano ancora delle vittime. Adesso non ha più alcun senso. Anzi. Davanti a quel corteo di bare che sfila silenzioso per le strade, diventa persino irritante. Offensivo e irrispettoso per tutti quelli che non ci sono più a causa del coronavirus. Per loro, per tutti loro, a cui rivolgiamo un pensiero affettuoso, non potrà più andare tutto bene. Smettetela. L’unica cosa da dire, da gridare, che ha ancora un senso, è: restate a casa!

Quattro lunedì fa, mentre scrivevo la prima “Panic room”, i morti per coronavirus in Italia erano 7, e c’era qualcuno che andava a dire in giro che si trattava solo di un’influenza. Tre lunedì fa i morti erano 41. Due lunedì fa, 463. Lunedì scorso, 2.158. Oggi, lunedì 23 marzo 2020, sono saliti a 6.077. Un tristissimo record mondiale.

Non servirebbe aggiungere altro. Né commentare alcunché. Siamo il Paese che ha più morti di tutti al mondo. Persino più della Cina, dove l’epidemia sembra essersi arrestata, che ne ha avuti 3.274, nonostante abbia avuto un maggior numero di contagi (noi siamo al secondo posto). E su questo un giorno dovremo magari interrogarci.

Fatto sta che l’escalation della diffusione del virus è impressionante, come la sua velocità di contagio, che ora non guarda neanche più l’età e nemmeno il Paese. 340mila contagiati nel mondo, 14.700 morti, 1 miliardo di persone di 50 Paesi confinate in casa fino a non si sa quando. Danni neanche immaginabili per l’economia di tutto il pianeta. Quando finirà, quelli rimasti vivi (che per fortuna saranno comunque la stragrande maggioranza), si troveranno in ginocchio, e sarà dura ripartire.

I modelli matematici sulla curva del contagio, elaborati dai tecnici della sanità della Regione del Veneto (la terza più colpita dopo Lombardia ed Emilia-Romagna), che finora hanno azzeccato le previsioni con un margine di errore dell’uno per cento, ipotizzano, secondo quanto dice il governatore Luca Zaia, che il contagio continuerà a crescere per tutto il mese di aprile, che la curva discendente inizierà a maggio, e che nel mese di giugno il virus dovrebbe finalmente scomparire, salvo alcuni casi residui, ma non più preoccupanti, durante l’estate.

Speriamo che sia vero. Certo che sarà ancora lunga. E faticosa. Molto. Ma si era capito che non era il caso di coltivare illusioni. Attrezziamoci piuttosto a resistere in casa ancora un mese almeno. Pazienza. Coraggio. Nervi saldissimi. E rispettiamo rigorosamente le disposizioni che ci vengono date da chi ne sa più di noi. Ma soprattutto, come dice il mio amico Massimo Priviero, cantautore tra i più raffinati con l’anima del poeta e la grinta del rocker: nessuna resa mai.

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