Giulietta zoccola

Giulietta è ‘na zoccola

Verona e il cittadino Saviano

Dietro-front padani. Il consiglio comunale della città veneta cambia opinione: prima decide di dare la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano, che identifica come l’uomo simbolo della lotta alla mafia, poi decide di togliergliela, dopo una riflessione durata dodici anni, perché ha litigato col leader leghista Matteo Salvini. E spunta anche chi vuole ridargliela di nuovo. Veronesi «tuti mati», effetti collaterali dall’acqua dell’Adige.

Giulietta e Romeo.
Giulietta e Romeo.

VERONA – Il consiglio comunale di Verona ha revocato la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano. Giusto chiedersi il perché. Ma ancor prima è ancor più giusto chiedersi perché mai gli sia stata concessa. È questo che sorprende maggiormente. Anche perché tra le due città non è mai corso buon sangue. Saviano è nato a Napoli, e Giulietta è ‘na zoccola, come cantavano un tempo i tifosi vesuviani, dando vita a spettacoli molto mediocri, da una parte e dall’altra (la curva nazifascista veronese è da sempre una delle peggiori d’Italia: «Terroni quanto puzzate»).

Ma qui non c’entrano le città, c’entra la mafia, di cui Saviano, scrivente e parlante, da tempo si è fatto esperto. Dodici anni fa, nel 2008, il consiglio comunale della città scaligera trovò il tempo di conferire la cittadinanza onoraria «all’uomo coraggioso che in forza soltanto della dignità e del suo amore per la giustizia è diventato simbolo della lotta all’attività camorristico-mafiosa, oltre che esempio di forte impegno civile nel ricordo di migliaia di vittime e contro la piaga della criminalità organizzata». Prima perplessità: se devo pensare a un uomo simbolo della lotta alla mafia, mi vengono in mente molti altri nomi prima di questo.

Comunque, dodici anni dopo, il 23 dicembre scorso, probabilmente in mancanza di meglio da fare, e in decisa controtendenza con il clima di bontà natalizia che in questo periodo si dovrebbe respirare, lo stesso consiglio comunale di Verona decide di revocare la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Non viene resa nota, in questo caso – ancora più imbarazzante – alcuna motivazione ufficiale. Si possono comunque capire le ragioni del gesto dalle parole del consigliere comunale leghista Alberto Zegler, che ha proposto la revoca, e che ha dipinto Saviano come «irrispettoso dei suoi avversari politici e provocatorio»: «Nessuno mette in discussione il suo impegno contro la camorra, ma il suo delirio egocentrico lo porta ad attaccare rappresentanti del popolo colpevoli di avere un’opinione diversa dalla sua su più temi: dalle droghe leggere all’immigrazione». Seconda perplessità, ancora più forte della prima: puniscono Saviano, colpevole di reato di opinione, per aver polemizzato con il leader leghista Matteo Salvini. Peggio mi sento.

Terza perplessità: il consigliere leghista che ha proposto la revoca della cittadinanza è lo stesso che a suo tempo aveva firmato per dargliela. Ora, è verissimo che è legittimo cambiare opinione, e che solo gli stolti rimangono tutta la vita della stessa idea, ma è il caso di chiedersi se forse non è davvero un po’ troppo. Per carità, stiamo parlando solo di un fatterello, però dargliela e togliergliela – la cittadinanza – sono state due stupidaggini. Si può dirlo senza che nessuno si offenda e cominci a sbraitare?

Sarà l’acqua dell’Adige, che come il vento che viene dal Nord fa diventare i veronesi «tuti mati», come vuole un vecchio adagio, fatto sta che la storiella non è ancora finita, perché un gruppetto di concittadini di Giulietta, anche loro in mancanza di meglio da fare, evidentemente, ha promosso una petizione per ridare la cittadinanza onoraria alla vittima sacrificale. Grazie, basta così.

LA PAGELLA
Consiglio comunale di Verona. Voto: 4
Alberto Zegler. Voto: 4
Matteo Salvini. Voto: 4
Roberto Saviano. Voto: nc