Panic room 2

Panic room 2

Un contagio tira l’altro

Sarebbe interessante sapere -ma nessuno ce lo ha detto- quanti dei morti per coronavirus nel nostro Paese si erano vaccinati contro l’influenza. In Italia è ancora bassissima la percentuale di coloro che si vaccinano (appena il 15 per cento) nonostante che l’influenza cosiddetta «normale» abbia fatto -almeno finora- molte più vittime del famigerato coronavirus. Intanto nella fogna dei social spunta chi si diverte a dar la colpa ai giornali per aver scatenato il panico tra la popolazione spingendola ad assaltare i supermercati per fare incetta di generi alimentari neanche fossimo in guerra. E’ un colossale equivoco: non tocca ai media rassicurare, come neanche drammatizzare. Ai media spetta l’unico compito di informare correttamente verificando l’esattezza delle notizie date. Tutto il contrario di quanto avviene nelle pattumiere dei social.

Il governatore lombardo Fontana (fonte: Espresso-la…
Il governatore lombardo Fontana (fonte: Espresso-la…

Una settimana fa, mentre scrivevo la prima “Panic Room” per Il Ridotto (se del caso potete richiamarla con il suo titolo dal nostro archivio elettronico), i morti in Italia per coronavirus erano 7. Oggi sono 41, sui 1.500 che hanno preso il morbo venuto dalla Cina. In sette giorni si sono aggiunti altri 34 decessi: una media di 5 al giorno. E in tutto il mondo i morti –è il bilancio di oggi, 2 marzo- sono saliti a 3.048.

Mi sto chiedendo se scrivendo questi numeri, che sono veri, non me li sono sognati, drammatizzo la situazione e scateno il panico. Se è colpa mia, e dei media in generale, se il Belpaese è piombato nel panico. Se la gente assalta supermercati e farmacie, se strade, negozi, cinema, teatri, perfino gli stadi, sono deserti. Mi sto chiedendo se non farei meglio a tacere. A nascondere queste brutte cifre. A tranquillizzare. A dire che tutto va ben madama la marchesa. Massì, in fondo è solo un raffreddore.

Del resto abbiamo scritto, mica solo noi, e anche a chiare lettere, che l’influenza cosiddetta “normale” è più pericolosa e fa più vittime –almeno per ora- del coronavirus. L’abbiamo ben scritto che ogni anno solo in Italia ci sono 8mila morti a causa dell’influenza “normale” su 8 milioni di contagiati, e che solo due settimane fa, mentre il coronavirus faceva il suo ingresso ufficiale nel nostro Belpaese, ci sono stati ben 217 morti al giorno (duecento e diciassette) per colpa dell’influenza “normale”. Ma la gente forse non legge. O crede, per sentito dire, alle bufale che circolano.

Sarebbe invece interessante sapere –ma questo nessuno ce lo ha detto- in un Paese in cui solo il 15% della popolazione si vaccina contro l’influenza, quanti dei 41 morti per coronavirus si erano vaccinati contro l’influenza. Temo di conoscere la risposta.

Mi sfuggono invece i motivi per cui –specie nella fogna dei social- c’è chi dà la colpa ai giornali, e ai media in generale, per aver scatenato il panico invece di rassicurare la popolazione. E’ un modo di ragionare ben curioso. Da ignoranti (non spregiativo, ma nel senso che ignorano, che non sanno). Non sanno che non tocca ai giornali –né al mondo dei media- il compito di rassicurare chicchessia.

Questo, semmai e se del caso, è un compito che spetta alle autorità costituite, in primis a quelle competenti per materia, cioè quelle sanitarie. Ai giornali e ai media, certo, non tocca nemmeno drammatizzare. Per questo sono già all’opera non pochi politicanti da strapazzo.

Ai giornali e ai media –questo è il punto- spetta unicamente il compito di informare. Badando essenzialmente solo ad una cosa: ad accertare minuziosamente che le notizie diffuse siano vere, per informare correttamente e non ingannare nessuno (ecco la differenza dalla fogna, e non è una differenza da poco). Poi è libera –vivaddio- la sensibilità di ciascuno, ciascun giornale, ciascun giornalista, di “drammatizzare” se crede, o di “rassicurare” se lo ritiene opportuno.

Anche se, ripeto, non tocca ai giornali fare l’una né l’altra cosa. Sarà il lettore intelligente (ma ne sono rimasti?) a valutare peso e importanza da dare alle notizie, a giudicare quelle spinte all’eccesso del dramma o della disinvoltura, a decriptare quelle fasulle. E se non ha gli strumenti per farlo e assalta stupidamente i supermercati, sarà un problema suo, mica dei giornali.

Detto questo, non c’è nulla da rassicurare: il pericolo c’è, è serio ed è reale. Ma non c’è nemmeno da drammatizzare: fino a prova contraria, non siamo davanti alla peste del duemila. Però è giusto stare attenti. E prendere tutte le precauzioni consigliate dal ministero della salute. Ma intanto continuiamo allegramente (allegramente? Sì, allegramente) a fare la nostra vita. Perché “dopo pioggia viene sole” come diceva Vujadin Boskov, il pensatore di Begec.

Ma ora scusatemi, devo andare. Vado a cena fuori con gli amici. No, non mettiamo le mascherine, noi il virus lo ammazziamo col prosecco.

www.salute.gov.it