L'avventurosa Salomé apre col botto la doppia stagione del Teatro La Fenice

L’avventurosa Salomé
apre col botto
la doppia stagione
della Fenice

In prima italiana il capolavoro ritrovato di Giuseppe Sinopoli

La storia della donna che fece girare la testa a Freud e a Nietzsche in scena a Venezia dal 21 al 28 gennaio

VENEZIA – L’avventurosa Salomé, l’affascinante scrittrice e psicanalista russa che fece girare la testa a uomini del calibro di Freud, di Nietzsche e di Rilke, aprirà col botto, dal 21 al 28 gennaio, la doppia stagione lirica del Teatro La Fenice. Una stagione lunga due anni, che lega tradizione e innovazione, muovendosi con disinvoltura tra repertorio e modernità, e che tra il 2012 e il 2013 metterà in scena, alla faccia della crisi, la bellezza di 26 titoli per un totale di 206 recite. Un autentico record.

Per inaugurare in grande stile la doppia stagione, la sera di sabato 21 gennaio (inizio ore 19), il Sovrintendente Cristiano Chiarot e il direttore artistico Fortunato Ortombina, hanno pensato di riesumare un gioiello dimenticato, mai rappresentato in Italia, andato in scena una sola volta. È la creazione di un veneziano che è stato fra gli intellettuali più importanti del Novecento: la «Lou Salomé» di Giuseppe Sinopoli, l’unica opera teatrale del grande compositore veneziano, che andrà in scena in prima rappresentazione italiana.

A Giuseppe Sinopoli (Venezia 1946, Berlino 2001), che fu direttore d’orchestra, compositore, letterato, ma anche innovativo ed entusiasta organizzatore musicale, verrà dedicato anche un convegno di studi. Che prenderà in esame, tra gli altri argomenti, proprio la curiosa storia di quest’opera in due atti (libretto di Karl Dietrich Grawe) ispirata alle memorie di un personaggio realmente esistito, la fascinosa Lou Andreas Salomé, capace di suscitare passioni in uomini come Friedrich Nietzsche e Rainer Maria Rilke, andata in sposa all’iranista Friderich Carl Andreas, e in seguito discepola di Sigmund Freud.

Commissionata a Sinopoli dalla Bayerische Staatsoper, l’opera, un lavoro imponente, caratterizzato da un «eclettismo stilistico sospeso tra riflessione intellettuale e partecipazione emotiva», come rilevarono i critici che misero in evidenza il tentativo di «reinterpretare il mondo odierno alla luce del passato», andò in scena per la prima e ultima volta il 10 maggio 1981 nel Nationaltheater di Monaco di Baviera per la direzione musicale dello stesso compositore e la regia di Gotz Friedrich.

Poi fu lo stesso Sinopoli a ritirare la partitura, perché voleva rimettervi mano. In realtà non lo fece mai, anche perché da allora abbandonò l’attività compositiva per dedicarsi esclusivamente alla direzione d’orchestra. Così l’opera non fu più rieseguita. A distanza di trent’anni, la sua riproposta in prima rappresentazione italiana, che vuole essere un omaggio al grande musicista, ha impegnato tutte le forze della Fenice in un ampio ed anche entusiasmante lavoro preparatorio, al quale ha fornito una preziosa collaborazione — in tema di regia, scene, costumi, luci, proiezioni — la facoltà di design e arti dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, guidata dai tutor Luca Ronconi, Franco Ripa di Meana, Margherita Palli, Gabriele Mayer, Claudio Coloretti, Walter Le Moli, Alberto Nonnato, Luca Stoppini, Camillo Trevisan, Massimiliano Ciammaichella.

L’orchestra e il coro della Fenice (maestro del coro Claudio Marino Moretti) sono diretti da Lothar Zagrosek, mentre Alvise Vidolin cura la regia del suono. Il cast è formato dal soprano Angeles Blancas Gulìn e dall’attrice Georgia Stahl nel ruolo di Lou Salomé, dall’attore André Wilms nelle vesti di Nietzsche e dell’uomo-uccello, dal tenore Mathias Schulz nella parte di Rilke, dal tenore Gian Luca Pasolini nel ruolo di Paul Rée, dal baritono Roberto Abbondanza nel ruolo di Friedrich Carl Andreas, dall’attore Alessandro Bressanello nei ruoli del servitore e del contemporaneo che ha molto viaggiato, del tenore Marcello Nardis nei ruoli di Hendrik Gillot e del professor Kinkel, e del mezzosoprano Julie Mellor nei ruoli di Malwida von Meysenbug e della signora von Salomé.

Sinopoli, un veneziano di origini siciliane, aveva studiato armonia e contrappunto al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, poi si era perfezionato a Darmstadt e a Vienna. Ma si era anche laureato in medicina, all’università di Padova, e si era interessato alla psicanalisi. Iniziò la sua attività direttoriale con la musica contemporanea, per poi allargare il suo repertorio fino a comprendere il teatro di Verdi, Wagner, Richard Strauss e Puccini, oltre al repertorio sinfonico e corale dell’Ottocento di matrice austro-tedesca.

A capo di compagini orchestrali di grande prestigio, si impose ben presto all’attenzione del mondo musicale grazie all’originalità delle sue interpretazioni. Infatti, pur nella fedeltà alla pagina scritta, Sinopoli seppe illuminare all’interno e dall’esterno la musica da lui proposta, che risultava pertanto solidamente ripensata in senso costruttivo, e collocata creativamente nella temperie originaria. Si pensi ad esempio alla sua lettura di Brahms, sentito come antecedente di Mahler, o di Puccini, liberato da incrostazioni veristiche e ricollocato invece nello snodo decisivo della musica europea tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del secolo seguente.

Questo geniale direttore ebbe interessi vasti e multiformi. Oltre a coltivare l’archeologia e la scrittura (si pensi a «Parsifal a Venezia», 1991, in cui il girovagare notturno per la città lagunare si trasforma in un suggestivo percorso iniziatico ed esoterico scandito dai temi wagneriani), fu anche compositore in proprio. Il suo catalogo annovera brani per vario organico, come «Numquid et unum» per flauto e clavicembalo (1970), i pezzi per orchestra «Opus Daleth» (1970) e «Opus Ghimel» (1971), la cantata «Opus Shir» (1971), «Numquid» per ensemble da camera (1972), «Souvenirs à la memoire» (1973-1974), «Pour un livre à Venise» (1975), il ciclo «Tombeau d’armor» da Tristan Corbière (1975-1977), «Requiem Hashshirim» per coro a cappella (1976), «Archeology City Requiem» (1976) e il «Kammerkonzert» (1978).

Adesso, la Salomé resuscitata dalla Fenice riporta in scena il suo estro, la sua passione, la sua indipendenza creativa. E la sua grande lezione di libertà.